Al Grand Hotel Villa Torretta, la gastronomia si trasforma
in un’esperienza di incontro e ricerca contemporanea.
Il progetto Convergenze intreccia identità culinarie,
visioni creative e cultura dell’ospitalità,
dando vita a una narrazione che supera i confini della tavola.
Due chef, due territori, due sensibilità gastronomiche. Un’unica esperienza in cui il cibo diventa espressione culturale, racconto identitario e occasione di incontro. È questa la filosofia di Convergenze, il progetto di cene a quattro mani che ha trovato al Vico della Torretta, ristorante del Grand Hotel Villa Torretta Milan Sesto, Curio Collection by Hilton, il contesto ideale per sviluppare un dialogo tra interpretazioni differenti della cucina contemporanea.
Dopo il primo appuntamento di maggio 2026, che aveva visto protagonista Matteo Vergine, chef e cofondatore di Grow Restaurant ad Albiate, il format è tornato il 10 ottobre con una nuova esperienza gastronomica. Accanto al resident chef Dario Croci, questa volta è arrivato Roberto Balgisi, Executive Chef del Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort, portando a Villa Torretta la propria lettura della tradizione mediterranea e della cucina ligure.
L’incontro ha messo a confronto due identità complementari: da una parte l’eleganza, la misura e la ricerca che caratterizzano la proposta del Vico della Torretta; dall’altra una cucina che trova nel mare, nella stagionalità e nella qualità della materia prima i propri riferimenti essenziali.
Il risultato è un progetto che attribuisce alla ristorazione una dimensione più ampia, nella quale la preparazione gastronomica diventa occasione per esplorare territori, comprendere culture alimentari e riconoscere il valore delle diverse sensibilità professionali.
Villa Torretta, una dimora storica che dialoga con la contemporaneità
Ci sono luoghi in cui il contesto contribuisce in modo determinante alla percezione di un’esperienza. Il Grand Hotel Villa Torretta, a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, appartiene a questa categoria: una dimora storica in cui le sale seicentesche restaurate, gli ambienti di rappresentanza e l’eleganza architettonica definiscono un’atmosfera capace di mettere in relazione memoria e contemporaneità.
L’identità storica della villa non costituisce soltanto una cornice estetica, ma offre una prospettiva attraverso cui interpretare l’ospitalità. In un ambiente che conserva le tracce del proprio passato, la ricerca gastronomica contemporanea trova infatti uno spazio nel quale esprimersi con personalità, senza rinunciare al valore della tradizione.
È in questo equilibrio che si inserisce il Vico della Torretta, ristorante che rappresenta il riferimento gastronomico della struttura. Gli ambienti storici e il carattere della proposta culinaria concorrono a costruire un’esperienza in cui la dimensione sensoriale si intreccia con quella culturale.
La cucina diventa così un linguaggio capace di raccontare il luogo che la ospita, ma anche di accogliere interpretazioni provenienti da altri contesti. Convergenze nasce precisamente da questa possibilità: fare della tavola uno spazio aperto al confronto, nel quale le differenze non vengono annullate, ma valorizzate attraverso un percorso condiviso.
Il progetto risponde inoltre a una visione dell’ospitalità che supera la semplice fruizione del servizio ristorativo. L’esperienza si costruisce attraverso l’architettura, l’accoglienza, la relazione con gli chef e la capacità della cucina di generare un racconto coerente con l’identità della destinazione.
Dario Croci e Roberto Balgisi: due percorsi, un dialogo gastronomico
Il fulcro di Convergenze è l’incontro tra professionisti che interpretano la cucina attraverso percorsi, sensibilità e riferimenti territoriali differenti.
Dario Croci, resident chef del Vico della Torretta, porta nel progetto una cucina che coniuga ricerca, eleganza e attenzione alla tradizione gastronomica italiana. Il suo percorso professionale comprende collaborazioni con chef di rilievo, tra cui Davide Oldani e Bruno Barbieri, esperienze che contribuiscono a delineare un approccio attento alla tecnica, alla precisione esecutiva e alla rilettura contemporanea dei sapori.
Al Vico della Torretta, il suo linguaggio si sviluppa attraverso una ricerca di equilibrio: l’ingrediente mantiene un ruolo centrale, mentre la costruzione del piatto mira a valorizzarne le caratteristiche senza appesantirne l’espressione. La tradizione rappresenta un riferimento culturale dal quale partire per sviluppare interpretazioni attuali, capaci di conservare riconoscibilità e identità.
Accanto a lui, Roberto Balgisi porta una sensibilità gastronomica maturata nel contesto del Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort, storica struttura affacciata sul mare della Riviera ligure.
La sua cucina si distingue per l’attenzione alla materia prima, per il rapporto con il paesaggio marino e per una lettura contemporanea della tradizione regionale. Il mare non è soltanto una fonte di ingredienti, ma un riferimento che orienta il carattere delle preparazioni, suggerendo freschezza, sapidità, essenzialità e profondità gustativa.
Il lavoro dello chef si sviluppa attraverso una ricerca che privilegia la qualità del prodotto, la stagionalità e la precisione tecnica. L’obiettivo è costruire piatti nei quali l’ingrediente conservi la propria riconoscibilità e trovi nella tecnica uno strumento di valorizzazione.
Questa impostazione si ritrova nella proposta gastronomica del Grand Hotel Alassio, dove la cucina di Balgisi accompagna un’esperienza di ospitalità strettamente legata al paesaggio costiero. Il ristorante Gazebo, situato sulla spiaggia privata della struttura, rappresenta uno dei contesti nei quali questa relazione tra cucina, mare e territorio trova la propria espressione.
L’incontro tra i due chef crea quindi le condizioni per un confronto tra due modi di intendere la contemporaneità gastronomica: una cucina che ricerca equilibrio e misura e una che trova nella matrice mediterranea e nella centralità della materia prima i propri elementi distintivi.
Non si tratta di stabilire quale interpretazione prevalga sull’altra, ma di comprendere come linguaggi differenti possano dialogare, mantenendo intatta la propria identità.
Il territorio come ingrediente culturale
Raccontare una cucina significa andare oltre la descrizione di una preparazione. Ogni ingrediente porta con sé una storia agricola o produttiva, un legame con il paesaggio, una tradizione di utilizzo e una serie di conoscenze che si sono consolidate nel tempo.
È in questa prospettiva che l’incontro tra Croci e Balgisi acquista particolare interesse. Il confronto tra la cucina contemporanea del Vico della Torretta e la matrice ligure dello chef ospite offre l’opportunità di osservare come il territorio possa essere interpretato attraverso scelte tecniche, sensibilità personali e differenti modalità di costruire il gusto.
La cucina ligure, con il suo rapporto privilegiato con il mare, le erbe aromatiche, gli ortaggi e l’olio extravergine d’oliva, esprime una cultura alimentare nella quale la qualità della materia prima e la riconoscibilità dei sapori hanno un ruolo fondamentale.
La sua contemporaneità non richiede necessariamente una trasformazione radicale delle ricette tradizionali. Può emergere, piuttosto, dalla capacità di rispettare l’identità degli ingredienti, intervenendo con precisione sulle consistenze, sulle temperature, sulle intensità aromatiche e sull’equilibrio complessivo della preparazione.
Analogamente, la cucina di Croci trova nella tradizione italiana un patrimonio di riferimenti da reinterpretare attraverso un linguaggio attuale, nel quale tecnica e sensibilità concorrono a definire l’esperienza del piatto.
Convergenze rende visibile proprio questa dinamica: il territorio non viene considerato un elemento accessorio della proposta gastronomica, ma una componente culturale che contribuisce a determinarne l’identità.
Il dialogo tra chef diventa quindi anche un dialogo tra luoghi. La Riviera ligure e l’area milanese si incontrano attraverso ingredienti, tecniche e interpretazioni che raccontano differenti contesti produttivi e gastronomici.
È un modo di intendere la cucina che attribuisce valore alla conoscenza, alla ricerca e alla capacità di restituire al pubblico la complessità che si cela dietro ogni preparazione.
La materia prima al centro della ricerca gastronomica
Nella cucina contemporanea, la qualità tecnica non può essere separata dalla comprensione dell’ingrediente. Conoscere una materia prima significa riconoscerne le caratteristiche, comprenderne la stagionalità, valutarne la struttura e individuare le modalità di lavorazione più adatte a esprimerne il potenziale.
L’approccio di Balgisi si inserisce in questa prospettiva. La sua cucina privilegia una lettura essenziale del prodotto, nella quale le scelte tecniche sono funzionali alla valorizzazione del gusto.
Il risultato ricercato è una costruzione gastronomica nella quale ogni elemento trovi una ragione precisa. La complessità può emergere dalla relazione tra componenti diverse, senza che la preparazione perda leggibilità.
È un principio particolarmente significativo quando il mare costituisce uno dei principali riferimenti della cucina. Pesci, molluschi e crostacei richiedono conoscenza della materia prima, sensibilità nella gestione delle cotture e attenzione all’equilibrio tra componente sapida, consistenza e intensità aromatica.
Anche la stagionalità assume un ruolo determinante: orienta le scelte, invita a considerare la disponibilità degli ingredienti e favorisce una relazione più consapevole con le risorse alimentari.
In questo senso, la valorizzazione della materia prima rappresenta un punto d’incontro tra qualità gastronomica e responsabilità. La scelta di un ingrediente, la sua provenienza e il modo in cui viene utilizzato incidono non soltanto sul risultato nel piatto, ma anche sul significato complessivo dell’esperienza.
Convergenze offre un contesto nel quale questi temi possono emergere attraverso il lavoro degli chef, senza trasformare la cena in una semplice dimostrazione tecnica. Il valore del progetto risiede proprio nella capacità di rendere il sapere professionale parte integrante del racconto gastronomico.
Il vino, il dialogo sensoriale che completa la tavola
Un’esperienza gastronomica costruita intorno a più identità culinarie apre inevitabilmente una riflessione sul rapporto tra cucina e vino.
Il vino non è soltanto un accompagnamento, né una presenza da valutare esclusivamente attraverso la notorietà dell’etichetta o il prestigio della denominazione. È un elemento capace di modificare la percezione del cibo, di amplificarne alcune caratteristiche e di contribuire all’equilibrio complessivo della degustazione.
Per questo motivo, l’abbinamento richiede conoscenza sensoriale, attenzione alle caratteristiche della preparazione e capacità di interpretare la relazione tra le diverse componenti gustative e olfattive.
Una portata caratterizzata da freschezza, sapidità e delicatezza aromatica può richiedere un vino che ne accompagni il profilo senza sovrastarlo. Preparazioni più strutturate, con maggiore intensità gustativa o persistenza, possono invece richiedere una scelta differente, calibrata sulla complessità del piatto.
La ricerca dell’equilibrio non si esaurisce nella corrispondenza tra ingredienti e vitigni. Occorre considerare acidità, alcolicità, struttura, morbidezza, tannicità, intensità aromatica e persistenza, valutando come queste caratteristiche interagiscano con quelle del cibo.
È qui che l’analisi sensoriale assume un ruolo fondamentale: permette di leggere le sensazioni, riconoscere gli elementi dominanti e comprendere se il vino accompagni, completi o trasformi la percezione della preparazione.
Il Vico della Torretta vanta una selezione di vini nazionali e internazionali a corredo della propria proposta gastronomica. Per l’appuntamento di Convergenze del 10 ottobre, abbiamo apprezzato vini provenienti dalla Sardegna pensati in abbinamento alle specifiche portate.
L’ospitalità come esperienza culturale
La riflessione gastronomica proposta da Convergenze si inserisce in una trasformazione più ampia del concetto di ospitalità.
Il valore di una destinazione non dipende esclusivamente dalla qualità delle camere, dall’eleganza degli ambienti o dalla proposta ristorativa. Sempre più rilevante è la capacità di costruire esperienze riconoscibili, nelle quali ogni elemento contribuisca a definire un’identità e a generare una relazione con l’ospite.
In una dimora storica come Villa Torretta, questo principio assume una particolare evidenza. L’architettura offre una cornice identitaria, la ristorazione introduce un linguaggio contemporaneo e gli incontri tra professionisti creano occasioni di scoperta e condivisione.
La gastronomia diventa così uno strumento attraverso il quale l’hotel può raccontare la propria visione dell’accoglienza, valorizzando al tempo stesso il territorio e le competenze che animano il settore.
La cena a quattro mani rappresenta una formula particolarmente efficace per questo obiettivo: mette in relazione due brigate, due approcci professionali e differenti esperienze maturate sul campo. Richiede coordinamento, ascolto reciproco e capacità di costruire un percorso coerente, nel quale le singole portate contribuiscano a una narrazione complessiva.
Il lavoro di squadra diventa parte integrante dell’esperienza. Dietro il piatto presentato al tavolo si incontrano competenze tecniche, organizzazione, ricerca degli ingredienti e attenzione al servizio.
Sono elementi che concorrono a definire la qualità dell’ospitalità e che permettono alla ristorazione di assumere un ruolo strategico nella valorizzazione di una destinazione.
La visione di Valeria Albertini: oltre il gesto gastronomico
Alla base di Convergenze vi è una precisa visione manageriale, orientata a fare del ristorante un luogo di incontro tra professionalità, territori e linguaggi contemporanei.
«Con “Convergenze” abbiamo voluto dare vita a un format che superasse il concetto tradizionale di cena, trasformando il Vico della Torretta in un luogo di incontro tra chef, idee e territori, dove la cucina diventa linguaggio culturale e strumento di relazione», afferma Valeria Albertini, Direttore Generale di GDF Hotel.
La sua prospettiva individua nella gastronomia una possibilità concreta di ampliare il significato dell’ospitalità, costruendo esperienze capaci di coinvolgere l’ospite su più livelli.
Il cibo diventa il punto di partenza per raccontare luoghi, sensibilità e identità professionali. La dimora storica, dal canto suo, offre il contesto nel quale questo dialogo può svilupparsi, mettendo in relazione il patrimonio architettonico con le espressioni della cucina contemporanea.
La visione di Albertini si traduce quindi in un progetto che non considera la cena come un episodio isolato, ma come parte di un percorso di posizionamento culturale e gastronomico della struttura.
Attraverso l’incontro con chef provenienti da altri contesti, Villa Torretta può ampliare il proprio racconto, offrendo occasioni di approfondimento e contribuendo alla circolazione di competenze, esperienze e sensibilità.
È una prospettiva nella quale l’ospitalità acquista valore attraverso la capacità di creare relazioni significative, dando forma a esperienze che lasciano una traccia anche oltre il tempo trascorso a tavola.
Convergenze, un progetto che guarda al futuro della gastronomia
Il secondo appuntamento con Dario Croci e Roberto Balgisi consolida l’identità di Convergenze come format dedicato all’incontro tra chef e culture gastronomiche differenti.
La prima serata di maggio, con Matteo Vergine, aveva messo a confronto la cucina di Croci con quella di Grow Restaurant, caratterizzata da una particolare attenzione al mondo del bosco, alla selvaggina e alla ricerca sulle risorse. La seconda edizione ha spostato il confronto verso la matrice mediterranea e ligure, ampliando le prospettive del progetto.
La successione degli appuntamenti suggerisce una direzione interessante: utilizzare il linguaggio gastronomico per costruire occasioni di confronto tra territori, approcci professionali e interpretazioni della contemporaneità.
In questa prospettiva, Convergenze può diventare uno spazio nel quale la cucina non è soltanto espressione individuale dello chef, ma anche occasione per valorizzare il patrimonio culturale e produttivo italiano.
Il progetto si inserisce inoltre in una visione dell’ospitalità in cui la ristorazione contribuisce a distinguere la destinazione, rendendola riconoscibile attraverso contenuti, esperienze e relazioni.
Convergenze interpreta così una dimensione evoluta della cultura del gusto: la tavola come luogo di conoscenza, relazione e valorizzazione delle eccellenze. A Villa Torretta, storia e contemporaneità si incontrano in un progetto che riconosce nella gastronomia una delle espressioni più significative della cultura italiana dell’ospitalità.
Un percorso nel quale chef, territori e sensibilità differenti possono trovare una voce comune, senza perdere la propria identità. È proprio in questo equilibrio che il dialogo gastronomico acquista significato e diventa esperienza.









